Entrare a Medicina è il sogno di migliaia di studenti ogni anno. Ma cosa significa farcela davvero, superare il semestre filtro e accedere nella propria prima scelta universitaria?
Nel nuovo episodio del nostro Podcast, raccontiamo la storia di Angela Migallo, allieva Cordua che ha superato il semestre filtro ed è riuscita ad accedere nella sua sede di preferenza: Medicina e Chirurgia all’Università Federico II di Napoli.
Una testimonianza autentica, intensa e concreta, che racconta cosa significa vivere dall’interno la riforma, affrontare l’incertezza, sostenere il carico universitario e trasformare la paura in determinazione.
Indice
- Semestre filtro e accesso alla propria prima scelta universitaria: cosa significa davvero?
- Come hai vissuto l’esperienza del semestre filtro?
- Che impatto ha avuto vivere la vita universitaria durante la selezione?
- Quanto ha inciso studiare in anticipo, approfittando dell’estate prima dell’inizio del semestre filtro?
- Quale atmosfera si respirava nelle aule durante le lezioni in Università?
- Se dovessi descrivere il tuo percorso con noi, quale parola sceglieresti?
- Quale consiglio daresti ai ragazzi che sognano di indossare il camice bianco?
Semestre filtro e accesso alla propria prima scelta universitaria: cosa significa davvero?
Entrare nella mia prima scelta è una soddisfazione unica, difficile da spiegare a parole.
Mi sento totalmente ripagata di tutti gli sforzi fatti. Superare il semestre filtro ed entrare a Medicina e Chirurgia all’Università Federico II di Napoli rappresenta per me il coronamento di un percorso impegnativo ma straordinario.
Non è solo un risultato accademico: è la prova concreta che determinazione e costanza fanno davvero la differenza.
Come hai vissuto l’esperienza del semestre filtro?
All’inizio è stato come muoversi nel buio. Non avevamo esempi degli anni precedenti. C’era un senso generale di smarrimento dovuto alle continue novità, ma tutti i docenti di Cordua mi hanno sempre sostenuta e dato indicazioni precise.
Al punto che, con il tempo, ho iniziato a vedere anche il lato positivo: questo sistema mi ha responsabilizzata moltissimo. Mi ha costretta a chiedermi quanto tenessi davvero a questo obiettivo.
Ogni giorno mi svegliavo presto per viaggiare da Caserta a Napoli, seguire le lezioni e poi tornare a casa a studiare. È stato faticoso, ma mi ha resa più consapevole e determinata.
Che impatto ha avuto vivere la vita universitaria durante la selezione?
Questa riforma ha sicuramente degli aspetti positivi, perché ti permette di sperimentare la vita da studente di Medicina prima dell’ammissione definitiva. Allo stesso tempo, gestire la frequenza obbligatoria e lo studio personale è stato davvero impegnativo.
Senza il supporto di Cordua probabilmente non avrei mantenuto la stessa costanza.
Avere un corso schematico mi ha aiutata a costruire un’impalcatura solida, uno scheletro concettuale a cui agganciare le nozioni apprese in aula. Senza questa base, il flusso di informazioni universitarie sarebbe stato una “cozzaglia” disordinata difficile da gestire da sola.
Quanto ha inciso studiare in anticipo, approfittando dell’estate prima dell’inizio del semestre filtro?
Ha inciso tantissimo. Iniziare a studiare in estate mi ha dato un vantaggio enorme.
Quando sono entrata in università, notavo che molti colleghi guardavano le slide dei professori con paura, mentre io conoscevo già molti argomenti grazie al lavoro fatto nei mesi precedenti.
Quello che per tanti è stato un periodo di pausa, per me è stato un investimento fondamentale sul mio futuro. Mi ha permesso di affrontare il semestre con maggiore sicurezza e lucidità.
Quale atmosfera si respirava nelle aule durante le lezioni in Università?
La prima settimana l’aula in Università era piena, ma già dalla seconda molti hanno rinunciato o hanno smesso di seguire con attenzione. Io ho scelto di rimanere sempre presente.
Ascoltare le lezioni e prendere appunti è stato utile per cogliere sfumature e dettagli importanti. Essere lì, consapevole di ciò che stavo studiando e capace di comprendere argomenti complessi mentre altri faticavano, mi ha dato una carica incredibile, nonostante i momenti di sconforto in cui ho temuto di non essere adatta.
Se dovessi descrivere il tuo percorso con noi, quale parola sceglieresti?
Direi “realizzante”. Non solo per la realizzazione del sogno di entrare a Medicina, ma per la realizzazione personale. Questo percorso mi ha fatto scoprire capacità che non pensavo di avere.
Quando ho visto il risultato, ho provato una gioia così intensa da scoppiare a piangere. È stata la concretizzazione di tutto il lavoro svolto.
Quale consiglio daresti ai ragazzi che sognano di indossare il camice bianco?
Bisogna essere consapevoli che è un obiettivo difficile e ambizioso. Ma la cosa più importante è smettere di paragonarsi agli altri: l’unico confronto deve essere con se stessi.
Bisogna imparare a non essere troppo severi e a usare l’errore come strumento di crescita. Un test andato male non preclude l’obiettivo finale. Non bisogna mai guardarsi indietro o vivere di rimpianti, ma puntare dritti alla meta.





