Dal test di Medicina alla laurea: la vita accademica raccontata da Bruno, oggi dottore

Superare il test di Medicina è solo l’inizio. Per molti, quel momento rappresenta il primo passo verso uno dei percorsi universitari più intensi e trasformativi in assoluto: la laurea in Medicina e Chirurgia.

In questa nuovapuntata del podcast di Cordua, abbiamo intervistato Bruno Caruso, ex allievo della nostra scuola, che ha recentemente raggiunto il suo ambizioso obiettivo: la laurea presso l’Università degli Studi di Messina.

Attraverso la sua esperienza, ripercorriamo il “viaggio” che lo ha portato dal test d’ingresso fino al titolo di dottore, raccontando la vita universitaria, i tirocini, i momenti di stress e quelli in cui è importante mantenere alta la motivazione e offrendo consigli utili per chi sogna di entrare in questa facoltà.

Indice

Cosa provi ad essere finalmente dottore?

Anche se sono passati alcuni giorni, metabolizzare tutto non è immediato. Stiamo parlando di anni di studio intenso, sacrifici e responsabilità enormi, quindi è normale che la mente abbia bisogno di tempo per “realizzare”.

Detto questo, la sensazione è estremamente positiva. Il passaggio alla dimensione professionale diventa davvero tangibile soprattutto quando ci si iscrive all’Ordine dei Medici: lì vieni riconosciuto ufficialmente con il titolo di dottore, ed è il momento in cui tutto diventa reale.

Iscrizione all’Ordine dei Medici e Giuramento di Ippocrate: come funzionano?

L’iscrizione all’Ordine è un processo abbastanza lineare e può essere fatto subito dopo la laurea. Io, ad esempio, mi sono iscritto all’Ordine dei Medici di Reggio Calabria appena una settimana dopo aver conseguito il titolo.

Serve compilare una documentazione specifica, ma l’iter è semplice e scorrevole.

Per quanto riguarda il Giuramento di Ippocrate, di solito è l’Ordine a organizzare una o due cerimonie ufficiali l’anno. In quel momento ci consegnano il tesserino e la pergamena davanti ai familiari: è una celebrazione importante perché sancisce ufficialmente il traguardo raggiunto.

Studiare Medicina a Messina: com’è la vita universitaria?

La mia esperienza all’Università di Messina è stata davvero positiva. L’organizzazione accademica funziona bene e il corpo docente è di alto livello.

Un altro aspetto che secondo me fa la differenza è la vivibilità della città: Messina è una realtà di mare, con un clima favorevole e uno stile di vita più sostenibile. Considerando quanto è impegnativo studiare Medicina, avere un ambiente piacevole intorno aiuta molto.

Come hai gestito lo stress durante l’università di Medicina?

Lo stress, in un percorso così lungo, è una costante.

Per me è fondamentale capire quando fermarsi: se la pressione diventa eccessiva, rischi di non essere più efficace e di perdere lucidità.

Allo stesso tempo, però, riconosco che una certa dose di stress può anche funzionare come stimolo. In alcune situazioni, l’adrenalina ti aiuta a rendere di più, soprattutto quando sai di dover dimostrare qualcosa o ti trovi fuori dalla tua comfort zone.

Qual è la difficoltà più grande quando inizi il tirocinio?

La sfida principale è il passaggio dalla teoria alla pratica. Studiare è fondamentale, ma quando ti trovi davanti a un paziente, ti rendi conto che tutto cambia.

Una delle difficoltà più grandi è l’approccio psicologico al paziente, che sia un bambino o un anziano. Ti accorgi che quella persona è in ospedale perché sta male, e questo genera ansia, tensione, pressione.

Saper gestire correttamente questa interazione è cruciale: un buon approccio ti aiuta a fare diagnosi in modo più lucido e a mantenere il controllo della situazione, creando un clima più sereno anche per il paziente.

Come hai mantenuto alta la motivazione in un percorso così impegnativo e lungo?

La mia motivazione nasce da lontano, perché desideravo studiare Medicina fin dal liceo. Però è normale attraversare momenti di alti e bassi.

In quei periodi, le materie cliniche mi hanno aiutato molto: quando inizi a vedere il lato pratico, tutto acquista più senso e la passione si riaccende.

Un elemento davvero indispensabile, per me, è stato il supporto del gruppo: i colleghi. Motivarsi a vicenda è fondamentale, perché affrontare tutto insieme diventa più sostenibile.

Qual è stato il momento più significativo del tuo percorso universitario?

Se devo scegliere un momento davvero speciale, non è stata tanto la laurea in sé, ma l’ultimo esame.

Non era la prova più complessa, ma ero consapevole che fosse l’ultima. E questa consapevolezza mi ha travolto: ansia, malinconia, aspettative.

Appena ho finito, ho provato una gioia enorme e un senso di liberazione. Mi sono fermato e ho pensato a tutto quello che avevo attraversato. È un ricordo fortissimo, uno dei più belli di tutto il percorso.

Quale consiglio daresti a chi vuole studiare Medicina?

Il consiglio principale che mi sento di dare è questo: non fermarsi mai davanti agli ostacoli.

Impegnarsi ogni giorno e provare a dare sempre il massimo. Arrivare a fine giornata in pace con se stessi, sapendo di aver fatto tutto ciò che era possibile, è la cosa più importante.

E se un risultato non arriva subito, che sia un esame o il test d’ingresso, bisogna avere la forza di riprovarci con la consapevolezza che, se abbiamo agito con dedizione, abbiamo già fatto un passo concreto nella direzione giusta.

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Bruno lo dice chiaramente: in un percorso lungo e impegnativo come Medicina, la differenza spesso la fa il gruppo. Il confronto quotidiano con i colleghi, il sostegno reciproco e la motivazione condivisa diventano fondamentali per non sentirsi soli e affrontare i momenti più difficili con più forza e lucidità.

Ed è proprio per questo che in Cordua non ci si prepara la selezione in Medicina da soli: ogni studente entra in una classe, si interfaccia con un gruppo studio e trova un ambiente dove crescere insieme, fare domande, chiarire dubbi e condividere il percorso. Ma soprattutto, non manca mai il supporto dei docenti, che accompagnano gli studenti passo dopo passo, aiutandoli a realizzare il proprio obiettivo.

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