Entrare a Medicina rappresenta il primo passo di un percorso lungo, impegnativo e ricco di sfide. Ma una preparazione efficace al test di Medicina può lasciare strumenti che vanno ben oltre il giorno della prova e accompagnare lo studente durante gli anni universitari.
È quanto racconta Mariarosaria Pepe, ex allieva Cordua, che ha iniziato il suo percorso di preparazione al quarto anno di liceo ed è entrata a Medicina al primo tentativo, presso l’Università degli Studi di Salerno, sua prima scelta. Sei anni dopo, ha raggiunto un nuovo importante traguardo: la laurea in Medicina con 110.
Nella sua testimonianza, Mariarosaria ripercorre gli anni della preparazione, il valore dello studio in team e soprattutto gli strumenti del Metodo Cordua che ha continuato a utilizzare durante l’università: dalla comprensione attiva ai ripassi programmati, fino alla gestione dell’ansia e alla capacità di affrontare gli obiettivi con maggiore consapevolezza.
Indice
- Perché hai scelto Cordua e com’è iniziato il tuo percorso verso Medicina?
- Qual è stato il vantaggio di iniziare la preparazione al test di Medicina già dal quarto anno di scuola superiore?
- Quanto è stato importante studiare in gruppo durante la preparazione?
- Il rapporto con i tuoi compagni è continuato anche dopo il test?
- Quali strumenti del Metodo Cordua ti sono stati utili anche durante i sei anni di Medicina?
- Qual è l’insegnamento più importante che Cordua ti ha lasciato?
- Come hai imparato ad affrontare le difficoltà durante il percorso universitario?
- Quale consiglio daresti a chi oggi sogna di entrare a Medicina?
Perché hai scelto Cordua e com’è iniziato il tuo percorso verso Medicina?
«Io ho iniziato Cordua 6 anni fa e vi ho conosciuto grazie a degli amici che avevano frequentato negli anni precedenti, che avevano ottenuto dei brillanti risultati. Quindi poi ho deciso anch’io di frequentare, spinta da questa forte passione di iniziare questo percorso.
Mi sono trovata benissimo, ho frequentato per 2 anni, a partire dal quarto anno di liceo, quindi tutto il quarto anno e il quinto anno, e poi sono entrata a settembre al primo tentativo all’Università degli studi di Salerno, in prima scelta, con un punteggio assolutamente importante che mi ha permesso di coronare il mio desiderio.»
Qual è stato il vantaggio di iniziare la preparazione al test di Medicina già dal quarto anno di scuola superiore?
«Assolutamente sì. È stato un percorso che posso definire completo perché nei due anni, oltre ad aver imparato tutte le nozioni di Chimica, Biologia e di Fisica fondamentali per l’accesso, ho imparato anche a gestire l’ansia, a capire come studiare, che sono degli strumenti che purtroppo nelle scuole superiori non ti danno, e anche questo è stato fondamentale.
Venivo da un liceo classico, quindi presentavo molte lacune, soprattutto nelle materie scientifiche, e nonostante questo sono riuscita a colmarle tutte, quindi a imparare proprio a studiare, ad apprendere, ad effettuare una comprensione attiva, ad esercitarmi, quindi a colmare tutte quelle problematiche che potevano derivare da uno studio non adeguato negli anni precedenti.
Sicuramente il vantaggio dei 2 anni è stato assolutamente uno dei punti di forza del percorso.»
Quanto è stato importante studiare in gruppo durante la preparazione?
«Assolutamente, quello è stato fondamentale ed è uno proprio degli insegnamenti di Cordua: quello di studiare in gruppo. Lo stesso team di Cordua è un team molto coeso ed è poi un punto fondamentale proprio perché anche grazie all’unione reciproca si riesce ad apprendere molto più velocemente, quindi a colmare delle lacune che magari per altri non sono tali, e gli stessi possono fornirti un aiuto che è diverso magari da quello che un insegnante può veicolare in una lezione.
E questo è stato un altro punto di forza del corso che ho frequentato: proprio il fatto di lavorare in team, di fare delle vere e proprie classi e quindi anche confrontarsi. Il confronto attivo è sicuramente una strategia efficace, anche confrontarsi per i risultati, non in senso negativo ma come sprono per fare meglio nelle simulazioni successive. Questo sicuramente è stato fondamentale.»
Il rapporto con i tuoi compagni è continuato anche dopo il test?
«Abbiamo stretto delle amicizie che abbiamo poi coltivato anche negli anni successivi, nonostante l’essersi iscritti in facoltà diverse in diverse parti d’Italia. E infatti quando le prime persone si sono laureate, ci siamo fatti tutti quanti gli auguri tra di noi, quindi è stato sicuramente bello.
Sono amicizie e ora siamo colleghi, quindi sicuramente in un ambito lavorativo potremmo rincontrarci. Sarà sicuramente bello e sarà parte dei nostri ricordi, delle nostre esperienze vissute.»
Quali strumenti del Metodo Cordua ti sono stati utili anche durante i sei anni di Medicina?
«Il metodo di studio, quindi comprendere proprio come studiare, l’importanza dei ripassi programmati, delle mnemofrasi: tutto questo mi ha poi aiutato anche a superare quelli che erano gli esami un po’ più grandi durante il percorso.
Sicuramente per i primi esami, Chimica, Biologia, partivo già con delle basi fortissime grazie al corso, quindi sono state delle vere e proprie ripetizioni. Gli esami più grandi hanno comunque portato con sé le prime difficoltà e ho visto come proprio lo stesso approccio analitico che avevo seguito grazie ai due anni di Cordua mi sia stato fondamentale.
Mi ha insegnato l’importanza dei ripassi programmati, di effettuare una comprensione attiva, di esercitarmi, di colmare le mie lacune, di vedere oltre la pagina di testo del libro e di comprendere come fare per garantire il risultato e ottenerlo poi effettivamente.
Anche perché laurearsi in tempo significa essere continuamente sottoposti a scadenze, quindi non ritardare mai. E questo è un po’ quello che mi è stato inculcato grazie al Metodo Cordua che, nei due anni, ha fatto sì che io potessi raggiungere il livello prefissato, il livello richiesto.»
Qual è l’insegnamento più importante che Cordua ti ha lasciato?
«Innanzitutto tutti gli insegnanti e tutti i professori erano super disponibili, con messaggi anche negli orari più improbabili, anche a Ferragosto, e ogni loro parola per me era veramente oro perché mi permetteva di andare avanti e di vedere sempre più vicina la meta.
Sicuramente l’insegnamento più grande è quello di credere tanto in me stessa, che era una cosa che prima del percorso non facevo molto, quindi a darmi l’autostima e a capire che basta volerlo.
Una cosa è sicuramente complessa e difficile, ma basta impegnarsi e ovviamente anche fare dei sacrifici, perché in un percorso lungo 6 anni sicuramente bisogna sacrificare qualcosa, ma in senso buono, perché poi una volta raggiunta la vetta tutti i sacrifici vengono ripagati.»
Come hai imparato ad affrontare le difficoltà durante il percorso universitario?
«Esame dopo esame, ogni esame è un esame, e quindi superare il primo esame ti dava un po’ la forza per superare il secondo e così via.
Nessuno si sente all’altezza all’inizio del percorso, però poi piano piano ci si rende conto che si hanno tutti gli strumenti, e questo Cordua mi ha insegnato: avere la consapevolezza di avere gli strumenti adeguati per poter superare le difficoltà che comunque si presenteranno durante il percorso. Questo è inevitabile.
L’importante è affrontare le sfide.»
Quale consiglio daresti a chi oggi sogna di entrare a Medicina?
«Innanzitutto direi loro di credere sempre, di crederci, di essere consapevoli di quanto la professione medica sia effettivamente un lavoro difficile, e forse nemmeno è giusto definirlo lavoro, ma una vera e propria vocazione.
Bisogna mettere sicuramente tanta passione in quello che si fa, bisogna provare amore per quello che si studia perché senza amore e senza desiderio di voler raggiungere l’obiettivo risulterebbe molto difficile arrivarci.
Sentirsi inadeguati e non all’altezza all’inizio è normalissimo. Quindi consiglio a tutte queste persone di non abbattersi, di superare ogni difficoltà e di comprendere che le stesse difficoltà possano essere superate.
E, innanzitutto, amare quello che si studia perché è davvero la cosa più bella e ciò che ti permette poi di studiare per 36 esami e di arrivare il giorno della laurea.
Quindi non mollate mai, credeteci sempre e appassionatevi in continuazione.»





