Prepararsi per l’ammissione a Medicina significa confrontarsi con una sfida che coinvolge conoscenze, aspettative e responsabilità, specialmente da giovanissimi. Allo studio si accompagnano il desiderio di realizzare un progetto importante, l’incertezza del risultato e la necessità di conciliare la preparazione con gli impegni scolastici e personali.
In questo percorso, la preparazione mentale merita attenzione insieme a quella scientifica. Conoscere la Biologia, la Chimica e la Fisica è fondamentale; altrettanto importante è imparare a esprimere ciò che si sa, mantenere continuità nello studio e affrontare le difficoltà senza perdere di vista il proprio obiettivo.
È qui che si inserisce il coaching, un supporto che aiuta i ragazzi a diventare più consapevoli del proprio modo di studiare, del linguaggio con cui descrivono le difficoltà e delle risorse che possono mettere in campo. Una dimensione particolarmente significativa durante la preparazione ai test di Medicina e al semestre filtro, quando l’impegno si estende per settimane e mesi.
Nella nuova puntata del podcast Cordua, Francesco Cordua approfondisce il rapporto tra preparazione mentale, gestione della tensione e performance, spiegando perché questi strumenti possano accompagnare gli studenti anche oltre l’ammissione, lungo il percorso universitario e professionale.
Indice
- Che cos’è la preparazione mentale e perché è importante per affrontare l’ammissione e il percorso in Medicina?
- Come si aiutano i ragazzi a guardare oltre lo studio dell’ultima ora e a costruire una preparazione di lungo periodo?
- Quanto conta il linguaggio che uno studente usa per descrivere le proprie difficoltà?
- I nostri docenti come accompagnano gli studenti nella preparazione mentale, oltre che in quella accademica?
- La preparazione mentale diventa un bagaglio utile anche durante l’università e nella professione medica?
Che cos’è la preparazione mentale e perché è importante per affrontare l’ammissione e il percorso in Medicina?
Francesco Cordua: «Il ragionamento parte da un’osservazione, infatti sono molti gli studenti che si concentrano tantissimo sul contenuto necessario per superare un esame. Quel contenuto è fondamentale, ma accanto alle conoscenze c’è un “contenitore” da gestire.
Il contenuto è rappresentato, per esempio, da ciò che si studia in Biologia, Chimica e Fisica. Il contenitore comprende le competenze personali, i pensieri, le parole e tutti quei meccanismi che possono sostenerci oppure distrarci dall’obiettivo.
Tra i riferimenti che hanno accompagnato il nostro lavoro c’è la teoria delle intelligenze multiple di Howard Gardner. In particolare, mi interessa richiamare l’intelligenza intrapersonale: la capacità di guardare dentro di sé, progettarsi e orientarsi nella direzione dei propri obiettivi. È una dimensione che ci porta a riflettere su come uno studente possa utilizzare al meglio le proprie risorse.
Per questo parliamo di performance, con un’analogia che richiama anche il mondo sportivo. Uno studente può essere abituato a recuperare una materia concentrando tutto lo sforzo in due o tre giornate: dorme poco, trascura l’alimentazione e studia intensamente per raggiungere un risultato immediato.
Quando però la preparazione si estende per settimane e mesi, come accade per il semestre filtro, bisogna cambiare prospettiva. Sacrificare continuamente il sonno e ignorare i propri ritmi non può diventare il modo abituale di affrontare lo studio.
Nella nostra esperienza incontriamo ragazzi che, dopo un periodo di grande impegno, avvertono meno prontezza mentale, difficoltà nel richiamare ciò che hanno studiato e una sensazione di sopraffazione. Si chiedono: “Com’è possibile che, dopo aver studiato tanto, mi sembri di sapere meno di prima?”.
Il punto è imparare a riconoscere quando la tensione sostiene la performance e quando, invece, comincia a ostacolarla. Non basta aumentare continuamente lo sforzo: bisogna comprendere come renderlo funzionale all’obiettivo.»
Come si aiutano i ragazzi a guardare oltre lo studio dell’ultima ora e a costruire una preparazione di lungo periodo?
Francesco Cordua: «La prima cosa da comprendere è che non siamo macchine: siamo organismi, abbiamo dei ritmi e dobbiamo tenerne conto.
Il paragone con lo sport è utile. Un atleta non costruisce la propria prestazione allenandosi senza interruzioni; allo stesso modo, uno studente deve prestare attenzione al riposo, all’alimentazione e all’attività fisica, oltre che al programma da completare.
Come si domanda: “A che punto sono con il syllabus di Biologia, Chimica e Fisica? Che cosa mi manca?”, dovrebbe anche chiedersi: “Come posso funzionare meglio? Come sto utilizzando le mie energie?”.
La tensione non è necessariamente negativa. Affrontare qualcosa che per noi conta mette in movimento delle risorse. Il lavoro consiste nel riconoscere quando quell’energia è utile e quando smette di esserlo.
Molti ragazzi dicono: “Ho già poco tempo per studiare, come posso trovare anche il tempo per allenarmi?”. Eppure, dedicare uno spazio al movimento e al recupero può essere parte della preparazione stessa.
Mi piace utilizzare l’immagine di una molla: nel momento in cui mi fermo per ricaricarla, sto investendo tempo per poter essere più reattivo dopo. Il senso è creare le condizioni per mettere le mie risorse a disposizione delle conoscenze che devo saper esprimere.
Guardare al lungo periodo significa quindi dare attenzione sia a ciò che devo imparare sia al modo in cui affronto il percorso. È questa consapevolezza che cerchiamo di allenare nei ragazzi.»
Quanto conta il linguaggio che uno studente usa per descrivere le proprie difficoltà?
Francesco Cordua: «Il linguaggio può contribuire ad attivare le nostre risorse oppure a inibirle. Per questo è importante osservare le parole che utilizziamo per parlare di noi stessi e della nostra esperienza.
Un esercizio semplice consiste nell’ascoltare la risposta che diamo quando qualcuno ci chiede: “Come va?”. Nei periodi di sovraccarico, quella risposta è spesso accompagnata da un sospiro e da espressioni che descrivono soltanto la fatica o ciò che non sta funzionando.
La domanda che propongo ai ragazzi è volutamente provocatoria: se mi sento stanco e continuo a ripetere a me stesso quanto sono stanco, quale effetto ha questo modo di raccontarmi la situazione? Quanto peso aggiunge alla difficoltà che sto già vivendo?
Posso dire: “Mi sento chiuso dentro un tunnel”, concentrando tutta la mia attenzione sul problema. Oppure posso dire: “Sto attraversando una difficoltà, ma inizio a vedere la luce fuori dal tunnel”. La difficoltà rimane, ma cambia il modo in cui la rappresento e lo spazio che riconosco a una possibilità di uscita.
Sono esempi che ci aiutano a osservare il rapporto tra linguaggio, pensieri ed energia espressa attraverso il corpo. Nella preparazione mentale lavoriamo sulla consapevolezza di queste dimensioni e del loro legame.
L’obiettivo è dare allo studente strumenti per riconoscere come si sta parlando e per orientarsi nella direzione del proprio progetto. Anche le parole con cui affronta una giornata difficile possono diventare parte del lavoro verso il suo sogno.»
I nostri docenti come accompagnano gli studenti nella preparazione mentale, oltre che in quella accademica?
Francesco Cordua: «È un lavoro collettivo, che prende forma mentre i ragazzi studiano e affrontano le difficoltà in aula.
Spiegare come migliorare la performance è un primo passaggio. Poi bisogna esserci nei momenti concreti: quando uno studente si scoraggia, quando cambia il suo atteggiamento o quando il linguaggio del corpo lascia emergere una difficoltà. Sono dinamiche che possiamo osservare anche durante le lezioni online, attraverso il confronto e la partecipazione.
Per questo chiediamo qualcosa in più anche a noi stessi come gruppo docente. La formazione deve andare oltre le competenze disciplinari del biologo, del docente di Chimica o di Matematica e Fisica.
Dall’altra parte c’è una persona, con emozioni, umori e momenti di calo della performance. Il compito è riconoscerla e accompagnarla con empatia e strumenti adeguati.
Credo che questo sia uno dei lavori più impegnativi che svolgiamo dietro le quinte: una formazione costante e continua delle figure che rappresentano la nostra realtà.
Sappiamo che, avvicinandosi alle prove, possono emergere oscillazioni dell’umore, difficoltà di attenzione e reazioni emotive. Il nostro impegno è accompagnare i ragazzi affinché imparino a gestire ciò che vivono e a utilizzare le proprie risorse in modo funzionale all’obiettivo.»
La preparazione mentale diventa un bagaglio utile anche durante l’università e nella professione medica?
Francesco Cordua: «Assolutamente. È uno degli aspetti più belli del nostro lavoro.
Quando, a distanza di anni, incontriamo un’ex studentessa o un ex studente, una delle testimonianze più significative è sentirci dire: “Mi avete aiutato ad acquisire conoscenze scientifiche e mi avete lasciato un modo per affrontare meglio le difficoltà”.
Gli esami continuano dopo l’ammissione. Il percorso universitario porterà altre prove, lezioni e tirocini; la professione medica richiederà poi di confrontarsi con responsabilità sempre nuove.
Trasmettere strumenti che possano accompagnare i ragazzi anche in queste fasi è per noi motivo di grande orgoglio. La preparazione all’ammissione diventa così un’occasione per costruire un modo più consapevole di affrontare le sfide.»





