Come prepararsi ai test di ingresso a Medicina e al semestre filtro del 2027? In questa puntata, Francesco Cordua e il prof. Ludovico Abate, docente di Biologia e Chimica e coordinatore didattico dei corsi 2027, condividono cinque consigli rivolti agli studenti che affronteranno queste selezioni.
Indice
- 1. Qual è il primo passo per informarsi correttamente sulle selezioni medico-sanitarie del 2027?
- 2. Perché i test delle università private e il semestre filtro devono essere considerati complementari e non contrapposti?
- 3. Qual è la giusta programmazione per conciliare la preparazione al test di Medicina con gli impegni scolastici?
- 4. Come possiamo simulare il test e imparare a gestire l’errore per affrontare al meglio la prova?
- 5. In che modo la motivazione, la fiducia e l’autostima aiutano ad affrontare le difficoltà?
1. Qual è il primo passo per informarsi correttamente sulle selezioni medico-sanitarie del 2027?
Francesco Cordua: «Il primo consiglio, fondamentale per la “sopravvivenza concorsuale”, riguarda il possesso delle informazioni corrette. Può sembrare una banalità, ma è indispensabile conoscere con precisione i bandi di concorso universitari, cioè i documenti che stabiliscono le scadenze per l’iscrizione, le date delle prove e le modalità d’esame: sessione unica o doppia, test in presenza su carta oppure computer-based.
Le prime informazioni ufficiali inizieranno a essere pubblicate tra ottobre e la prima settimana di novembre. Storicamente, alcune università private pubblicano i propri bandi molto presto. L’Università Campus Bio-Medico di Roma, per esempio, tende a pubblicarlo entro la fine di ottobre o l’inizio di novembre, prevedendo un test cartaceo che verosimilmente si terrà tra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo 2027.
Tra gli altri atenei che pubblicano i bandi con largo anticipo ci sono la Libera Università Mediterranea, la LUM di Casamassima, l’Università Kore di Enna, UniCamillus e l’Università Europea di Roma, UER. Per quanto riguarda, invece, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e l’Università Vita-Salute San Raffaele, la pubblicazione dei bandi è tradizionalmente prevista verso la fine di gennaio.»
2. Perché i test delle università private e il semestre filtro devono essere considerati complementari e non contrapposti?
Francesco Cordua: «Quella secondo cui sarebbe necessario scegliere tra la preparazione per le università private e quella per la statale è una delle convinzioni errate e disfunzionali più diffuse tra gli studenti. Non esistono due preparazioni distinte: la preparazione didattica è unica.
L’Università Campus Bio-Medico di Roma, per esempio, propone una prova scritta con quesiti di Biologia, Chimica e Fisica, esattamente le tre materie previste anche all’interno del semestre filtro.
Sostenere il test di un’università privata a febbraio o marzo rappresenta un vero e proprio checkpoint predittivo, svolto con otto o nove mesi di anticipo rispetto al semestre filtro. In questo modo, il candidato può verificare concretamente che cosa conosce e quali argomenti deve ancora approfondire. Questo offre un grande vantaggio psicologico e strategico rispetto a chi si accorge delle proprie lacune soltanto a settembre, all’inizio del semestre filtro.
I test delle università private e il semestre filtro della statale, quindi, non si escludono a vicenda, ma si integrano come prove complementari a supporto dell’obiettivo finale.»
3. Qual è la giusta programmazione per conciliare la preparazione al test di Medicina con gli impegni scolastici?
Prof. Ludovico Abate: «Tutto parte da una corretta organizzazione del presente. Quando si deve affrontare una prova decisiva a distanza di sei o otto mesi, è fondamentale non ridursi all’ultimo mese di studio.
Gli studenti devono fare i conti con impegni istituzionali non facoltativi, come la frequenza dell’ultimo anno di scuola e la preparazione all’esame di maturità. È quindi essenziale trovare un equilibrio flessibile tra la scuola e la preparazione al test.
Occorre pianificare oggi che cosa fare domani e durante la settimana successiva, adattando il piano di studio alle proprie esigenze, senza trasformarlo in una struttura eccessivamente rigida. Pensarci per tempo permette di non essere sopraffatti dalla mole degli impegni.»
4. Come possiamo simulare il test e imparare a gestire l’errore per affrontare al meglio la prova?
Prof. Ludovico Abate: «Bisogna soffermarsi su un punto fondamentale: la gestione dell’errore. L’errore non deve essere temuto, ma deve essere considerato un alleato essenziale nel processo di apprendimento.
Per riuscire a rendere al meglio nel lungo periodo, occorre svolgere con costanza simulazioni e quesiti, cercando di riprodurre le condizioni pratiche e mentali che si vivranno il giorno della prova.
L’assimilazione delle nozioni richiede tempo e bisogna accettare che ci saranno momenti di forma eccellente alternati a periodi meno brillanti. Le simulazioni consentono di abituarsi allo sforzo richiesto dalla selezione e di distribuire il carico di lavoro nel tempo, così da sapere esattamente che cosa ci aspetterà.»
Francesco Cordua: «L’organizzazione e la simulazione sono due pilastri imprescindibili. Organizzarsi significa anche dialogare con i propri docenti scolastici per programmare interrogazioni e verifiche, riuscendo così a ritagliare il tempo necessario per esercitarsi sui test.
È fondamentale creare un contesto nel quale lo sbaglio venga vissuto come parte integrante del processo formativo. All’interno dei nostri corsi, gli studenti svolgono simulazioni settimanali finalizzate a individuare sia i punti di forza sia le aree sulle quali è necessario intervenire.
Chi studia in autonomia può reperire il materiale sul web, ma l’obiettivo prioritario rimane quello di esercitarsi e simulare con costanza.»
5. In che modo la motivazione, la fiducia e l’autostima aiutano ad affrontare le difficoltà?
Francesco Cordua: «Il quinto punto fondamentale riguarda la fiducia in sè stessi, l’autostima e la consapevolezza del percorso.
Spesso si tende a credere, erroneamente, che gli studenti che raggiungono le prime posizioni nelle graduatorie nazionali siano dotati di un talento innato. Questo accade perché ci si sofferma soltanto sul risultato finale, quello che viene celebrato pubblicamente.
Per comprendere la vera natura del successo, possiamo utilizzare la metafora dei fuochi d’artificio e del faro. I fuochi d’artificio offrono uno spettacolo di luci e suoni che, per trenta secondi, genera un grande entusiasmo e un applauso immediato, ma subito dopo svanisce nel nulla.
Il faro, al contrario, rimane immobile e saldo, sia quando il mare è calmo sia durante le tempeste. Nessuno si presenta davanti a un faro per applaudirlo, eppure è proprio il faro che il capitano di una nave cerca quando deve trovare un porto sicuro nel mezzo della tempesta.
Il nostro obiettivo è trasmettere agli studenti la mentalità del faro. I risultati più importanti si costruiscono nel silenzio, nella propria stanza, quando i riflettori sono spenti e nessuno applaude.
L’applauso finale è soltanto l’ultimo di mille passi: prima ne sono stati compiuti novecentonovantanove nell’ombra, attraverso la disciplina quotidiana. Bisogna avere fiducia in ciò che si fa ed essere grati a se stessi per l’impegno dedicato al proprio obiettivo.
L’applauso più prezioso, infatti, non è quello degli altri, ma la gratitudine verso se stessi per essersi concessi la possibilità di raggiungere un traguardo fondamentale.»





