“Test Medicina 2026: la nostra allieva Emma Laruffa racconta le sue 4 ammissioni nelle facoltà di Medicina” ascolta la nuova puntata del nostro Podcast.
Entrare in Medicina significa affrontare un percorso impegnativo, fatto di studio, determinazione e crescita personale. In questa intervista la nostra allieva Emma Laruffa, racconta la propria esperienza: dalla scoperta dell’Università Campus Bio-Medico di Roma durante la Summer School alla preparazione con Cordua fino alla soddisfazione di leggere il proprio nome tra gli ammessi al corso di Medicina e Chirurgia in lingua italiana.
Indice
- Come ti ha supportato Cordua e che emozione hai provato quando hai visto di essere ammessa in graduatoria?
- Hai iniziato il percorso già dal quarto anno di liceo. Secondo te quali sono i rischi che può incontrare uno studente che decide di prepararsi da solo?
- Quanto è stato importante allenarti attraverso simulazioni e quesiti?
- Come ti sei sentita il giorno del test all’Università Campus Bio-Medico?
- Oltre alla preparazione didattica, cosa ti ha lasciato questo percorso dal punto di vista personale?
- Un consiglio per gli studenti che sognano di frequentare Medicina?
- Open Day online e gratuiti
Come ti ha supportato Cordua e che emozione hai provato quando hai visto di essere ammessa in graduatoria?
Quando ho deciso di intraprendere questo percorso, sapevo che sarebbe stato molto impegnativo. Avevo sentito raccontare da mia cugina quanto fosse difficile prepararsi per il test e, inizialmente, questa consapevolezza mi spaventava. Per questo motivo ho scelto di affidarmi a Cordua: cercavo un percorso che potesse guidarmi passo dopo passo nella realizzazione di questo sogno.
Ho iniziato il corso a novembre del quarto anno di liceo. Il primo modulo è stato affrontato con serenità, mentre dal secondo in poi il livello di difficoltà è aumentato sensibilmente. È proprio in quel momento che ho apprezzato il supporto costante dei docenti, sempre disponibili a rispondere ai miei dubbi e ad aiutarmi nei momenti di maggiore difficoltà.
Un ruolo fondamentale lo hanno avuto anche i miei compagni di corso. Nell’ultimo periodo mi è capitato di dubitare delle mie capacità, ma confrontandomi con loro ho capito che quelle emozioni erano condivise da tutti. Sapere che altri ragazzi vivevano le stesse paure mi ha aiutata a ritrovare serenità.
Il giorno della pubblicazione della graduatoria è stato uno dei momenti più emozionanti della mia vita. Quando ho visto che ero stata ammessa mi sono messa a piangere, ma era un pianto di liberazione. In quell’istante ho capito che non era stato soltanto lo studio a portarmi fino a lì: erano stati la passione, la determinazione e la forza di volontà con cui avevo affrontato ogni difficoltà.
Hai iniziato il percorso già dal quarto anno di liceo. Secondo te quali sono i rischi che può incontrare uno studente che decide di prepararsi da solo?
Ho scelto di seguire un corso perché ero consapevole che da sola avrei avuto molte difficoltà nell’organizzare lo studio. Non avrei saputo come suddividere gli argomenti, pianificare il lavoro o stabilire le priorità, e temevo di non riuscire ad arrivare preparata al test.
Oltre all’organizzazione, avevo bisogno di costruire un metodo di studio più efficace. A scuola ero sempre stata abituata a leggere e ripetere fino a memorizzare gli argomenti, ma questo richiedeva moltissimo tempo ed energie.
Grazie a Cordua ho imparato un approccio completamente diverso. Ho scoperto quanto sia importante affiancare la teoria alla pratica, svolgendo continuamente quesiti e simulazioni. Questo mi ha permesso non solo di consolidare le conoscenze, ma anche di comprendere aspetti che con il solo studio teorico non avrei mai approfondito.
Anche l’utilizzo delle mappe mentali, delle immagini e dei colori è stato determinante. Avendo una memoria prevalentemente visiva, questi strumenti hanno reso lo studio molto più rapido ed efficace.
Quanto è stato importante allenarti attraverso simulazioni e quesiti?
Credo che sia stato uno degli aspetti più importanti della preparazione.
Durante il percorso scolastico siamo abituati soprattutto a studiare per interrogazioni o verifiche, mentre il test di Medicina richiede un modo completamente diverso di affrontare gli argomenti. Fare simulazioni continue mi ha permesso di acquisire familiarità con la struttura della prova e di imparare a ragionare proprio come viene richiesto durante il test.
Grazie a questo allenamento, il giorno dell’esame non mi trovavo davanti a qualcosa di completamente nuovo, ma a una situazione che avevo già vissuto molte volte durante il percorso di preparazione.
Come ti sei sentita il giorno del test all’Università Campus Bio-Medico?
È stata sicuramente una giornata molto intensa.
Arrivare alla Fiera di Roma e vedere migliaia di candidati riuniti nello stesso luogo fa un certo effetto. In quel momento è facile pensare di non essere abbastanza preparati o di non avere le capacità necessarie.
Io sono sempre stata una persona molto severa con sé stessa e quella sensazione si è amplificata ancora di più. Tuttavia ho cercato di mantenere la calma e di concentrarmi esclusivamente sul mio obiettivo, senza lasciarmi distrarre dalle persone intorno a me.
Il primo giorno, dedicato alla prova in inglese, è stato particolarmente impegnativo perché era la prima esperienza di questo tipo. Il secondo giorno, invece, l’emozione era ancora più forte, perché sapevo che stavo affrontando il test dell’università che desideravo davvero.
In quei momenti ho capito quanto sia importante avere una mentalità positiva. È normale pensare di non aver studiato abbastanza o di poter fare ancora qualcosa in più, ma quando si arriva al giorno del test bisogna fidarsi del lavoro svolto e credere nelle proprie capacità.
Oltre alla preparazione didattica, cosa ti ha lasciato questo percorso dal punto di vista personale?
Il corso mi ha fatto crescere moltissimo.
Le numerose simulazioni mi hanno insegnato innanzitutto a gestire l’ansia e la pressione del tempo. All’inizio bastava guardare l’orologio per andare nel panico; con il passare dei mesi ho imparato a mantenere la calma e a ragionare con lucidità anche nelle situazioni più stressanti.
Ma il cambiamento più importante è stato imparare a credere in me stessa.
Per molto tempo ho avuto la tendenza a vedere soprattutto gli aspetti negativi e a dubitare continuamente delle mie capacità. Durante il percorso ho compreso che una mentalità positiva non è soltanto un atteggiamento mentale, ma uno strumento concreto per affrontare le difficoltà.
Naturalmente il supporto dei docenti, della famiglia e dei compagni è stato fondamentale, ma alla fine la persona che deve credere davvero nelle proprie possibilità siamo noi stessi. Quando ho interiorizzato questo concetto, qualcosa è cambiato profondamente dentro di me e credo che quello sia stato uno dei passaggi decisivi del mio percorso.
Un consiglio per gli studenti che sognano di frequentare Medicina?
Se dovessi lasciare un messaggio a chi oggi sta iniziando questo percorso, direi che per raggiungere un obiettivo non basta essere semplicemente bravi.
Lo studio, il metodo, le simulazioni e i quesiti sono strumenti fondamentali, ma da soli non sono sufficienti. La vera differenza la fanno la passione, la determinazione e la forza di volontà.
Sono queste qualità che permettono di andare avanti anche quando ci si sente stanchi, quando arrivano i dubbi o quando sembra di non farcela.
Io ho imparato ad ascoltare quella voce che continuava a dirmi di non mollare e di credere nelle mie capacità. Alla fine è stata proprio quella convinzione a permettermi di realizzare il mio sogno.
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